Ragionando sulle Web App 2.0

Pubblicato il 06/02/2006 da Stefano Cazzella in Web 2.0

Ragionando sui validi spunti forniti da Stid in merito al confronto (inevitabile) fra Desktop e Web Apps, la prima impressione che ho avuto è che le Web App 2.0 soffrano già di un complesso di inferiorità e di competizione con le sorelle maggiori (almeno in termini di età/maturità); i più illuminati sostenitori delle Web App 2.0 si sciherano a favore di un minimalismo funzionalista che contraddistingue le interfacce leggere, eleganti ed efficaci delle nuove applicazioni: caratteristica questa che, se risultasse vincente, non è comunque fuori dalla portata delle più tradizionali applicazioni Desktop.

Dal punto di vista tecnologico le Web App si presentano, in virtù del comune denominatore rappresentato dalle tecnologie web-oriented, come un sistema idealmente cross-platform (ossia in grado di girare in ambienti eterogenei: PC con Windows o MacOS, set-top-box interattivi, ecc.) e quindi in grado di risolvere i problemi di compatibilità fra ambienti eterogenei e ridurre i costi unitari di sviluppo (nessun porting fra piattaforme differenti, bacino di utenza più ampio, diffusione maggiore della tecnologia e conseguente incremento dell’offerta e della qualità di sviluppatori di web app 2.0 sul mercato, ecc.). Del resto Java ha già dimostrato, con i doverosi distinguo, come questa sia una promessa tecnologicamente onorabile.

Credo che il ruolo principale che le Web App stiano giocando in questo sviluppo del Web 2.0 sia soprattutto quello di fornire un’interfaccia utente di rapida realizzazione e di altrettanto rapida diffusione, senza barriere tecnologiche all’accesso, che consenta di promuovere efficacemente i servizi Web 2.0. L’innovazione infatti non è tanto da ricercare nelle tecnologie, nella portabilità, nella leggerezza, ecc. quanto piuttosto nella capacità di condividere e distribuire un servizio centralizzato che possa essere integrato in ambienti e soluzioni differenti.

 

Architettura Web 2.0

 

E’ il servizio stesso che presenta gli elementi di innovazione caratteristici della seconda era Internet:

  • gestione (di parte) delle proprie informazioni affidata all’esterno del computer personale;
  • desiderio di pubblicare e condividere (parte) dei propri contenuti (immagini, pensieri, musica, ecc.) con altri membri della comunità Internet;
  • capacità di interagire e integrarsi con i contenuti pubblicati da altri (commenti, feedback, ecc.);
  • classificazione semantica dei contenuti (mediante metatag);
  • capacità di accedere al servizio sotto forme diverse (qui entrano in gioco fra le varie forme anche le Web App 2.0);
  • … (non pretendo di essere stato esaustivo)

Il Servizio 2.0 pervade l’ambiente operativo dell’utente attraverso differenti canali distributivi (feed, Web App, plug-in per applicazioni Desktop, plug-in per piattaforme di Blog, ecc.) tutti supportati da un set pubblico di API attravrso cui il servizio viene effettivamente pubblicato sulla rete.

Pertanto non credo sia prevedibile (né a breve né a medio termine) la sostituzione di una tipologia di applicazione (Desktop) con l’altra (Web App); credo piuttosto che si tratti di progettare sempre di più le applicazioni affinché siano in grado di accettare contributi funzionali da servizi esterni e contemporaneamente promuovere e adottare gli standard che facilitano tale processo di integrazione.

2 commenti »

  1. Commento di Stid
    6 February 2006 @ 19:56

    Centrato.

    Evitare di pensare che il valore delle Web App risieda nella clonazione di una Desktop App. Non perdere il loro vero valore di base (che tu descrivi ampiamente nel tuo post).

    Evitare che il Marketing fraintenda questa evoluzione associandogli valori sbagliati. Questo sta già accadendo e ci sono discussioni accese a riguardo sulla rete relative al valore che oggi viene dato alla parola “Web 2.0” da alcuni “Hype Marketer”, tanto che alcuni per controreazione stanno smettendo di utilizzare questa definizione.

    Tenendo conto di quanto detto sopra, fare comunque tesoro di quelle che sono dinamiche acquisite dagli utenti sulle Desktop App, senza necessariamente reinventarsi il mondo in modo da rendere il passaggio in termini di utilizzo il meno traumatico possibile.

  2. Commento di Tommaso Tessarolo
    10 February 2006 @ 10:43

    Perdona l’immodestia, ma per avvalorare la tua testi riporto un estratto del mio posto Apple 2.0

    mio giudizio la direzione che Apple dovrebbe dare ad iLife è quella di separare il servizio: authoring spinto fatto tramite applicazioni, mentre browsing, sharing e anche una parte del editing potrebbero diventare delle Web Application accessibili a chiunque. Cosi tutti possono entrare nel grande circo, ma l’authoring evoluto è Only 4 Mac. L’effetto si moltiplicherebbe. Cosi invece l’universo iLife è visibile agli altri, non Mac, solo dopo pubblicato, nel suo stadio finale.

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